Passa ai contenuti principali

A me piaceva "volare"

(Foto:Dolomites Sky Race 2012)

C’è un momento, quando superi i duemila metri di quota e il sentiero si fa roccia viva, in cui il respiro cambia ritmo. La corsa smette di essere un semplice gesto atletico e diventa qualcosa di diverso: una danza d'equilibrio, concentrazione e puro rispetto per quello che ti circonda. L'amore per il trail running e le skyrace è nato presto, nei primissimi anni di corsa a metà degli anni Duemila. Un’attrazione irresistibile verso le Prealpi e le Dolomiti, verso quelle vette che chiamavano a gran voce. Raggiungere i 3.152 metri della Capanna Fassa Piz Boè con il pettorale spillato sulla maglia è una di quelle sensazioni che ti restano dentro per sempre. A quelle altezze sembra davvero di volare. L'aria sottile ti brucia i polmoni, ma la vista ti ripaga di ogni singolo metro di dislivello. Ma la montagna non regala nulla e non perdona la disattenzione. Se in salita la fatica ti piega, in discesa serve lucidità assoluta. Le discese tecniche sono state spesso il mio banco di prova: sono caduto molte volte. A volte me la cavavo con qualche sbucciatura, altre volte toccava stringere i denti e andare avanti d'orgoglio. Come alla Camignada del 2012: lungo quegli 8 chilometri di discesa tecnica che dal Rifugio Carducci scendono verso la Val Giralba, un passo falso mi è costato un ruzzolone di diversi metri e una forte distorsione alla caviglia sinistra. Il dolore era acuto ma ho chiuso gli occhi nei punti più duri e portato a termine la gara. Oltre alle sfide personali con il cronometro e con i sentieri, la corsa in montagna mi ha regalato una delle esperienze di squadra più belle. Le partecipazioni ai Campionati Italiani di Corsa in Montagna MASTER con la maglia dell'Atletica Valdobbiadene GSA restano impresse a fuoco nella memoria. Condividere la fatica con i compagni di squadra e conquistare insieme il titolo italiano di società sia nel 2011 che nel 2012 è stato il coronamento di anni di allenamenti, alzate all'alba e tanta passione condivisa. La montagna ti dà tanto, ma ti chiede anche di saper ascoltare quando è il momento di tirare il freno. In una domenica mattina di metà luglio del 2017 ho rischiato davvero di farmi male sul serio. Non serve entrare nei dettagli di quella caduta, ma il conto finale — fatto di lividi, botte e tagli — mi ha lasciato un grande insegnamento: questa volta è andata bene. Quell'episodio mi ha portato a riflettere. Nella prima domenica di agosto del 2017 ho corso la mia ultima gara di skyrunning, ancora una volta sui sentieri della Camignada, chiudendo un cerchio fondamentale della mia vita sportiva. La corsa ad alta quota manca, sarebbe inutile negarlo. Manca l'adrenalina delle creste, manca l'odore della roccia fredda e quell'orizzonte infinito. Ma il viaggio di un runner non si ferma, cambia solo terreno. Oggi ritrovo la stessa gioia e la stessa libertà sulle strade e sui sentieri collinari. Hanno ritmi diversi, altri colori e uno spirito differente, ma sanno regalare emozioni altrettanto intense. Perché alla fine, che sia su una cresta a tremila metri o su un saliscendi tra i vigneti, la sensazione di libertà sotto le scarpe resta sempre la stessa.

Commenti

Post popolari in questo blog

Cronometri GPS:ricezione satellitare persa

L'argomento di cui voglio parlare stasera sono i cronometri GPS e nello specifico il Garmin . Il mio primo " aggeggino " satellitare é stato un Polar e per l'esattezza il modello RS 200. Secondo me il Polar RS 200 presenta opzioni e display poco intuitivi e con il fattore del sensore non incorporato risulta anche scomodo. Sicuramente un running computer professionale e con una quantità elevata di possibilità che comunque, secondo me, un podista amatore non userà mai. Poco dopo un anno di utilizzo il display ha iniziato a danneggiarsi e visto che mi era stato regalato e che lo scontrino non era stato conservato ho dovuto tenermelo così com' era. Pensando che fosse la batteria scarica sono andato a farla sostituire da un negozio ed il titolare mi ha subito fatto notare che all'interno della cassa era penetrata umidità e per quel motivo di sicuro era da buttare. La cosa mi ha fatto davvero girare le "sfere" dato che essendo un cronometro per spo...

Nessuno muore mai per sempre

Caro papà "Memo" mi sembra doveroso in questa domenica di luglio lasciare da parte cronache di gare, tempi e tutto ciò che solitamente, dopo le mie corse, ero solito scrivere. Voglio invece parlare di te o meglio parlare di te e con te che continui a rimanere un pensiero fisso. Nessuno muore mai completamente caro "Memo" perché le persone speciali come te riescono a lasciare ricordi, aneddoti e sorrisi che rimangono impressi nell' anima di chi ha avuto la fortuna di conoscerti o anche di passare solo qualche ora insieme. La tua grande ironia graffiante e a volte "feroce" hanno fatto si che in qualsiasi circostanza tu riuscissi a strappare dei sorrisi anche se quasi sempre finivi per far morir dal ridere tutti! Avevi uno spirito invidiabile che ti ha sempre fatto emergere come "personaggio" in tutto quello che hai fatto. Ricordo la tua grande passione come speaker che soprattutto tra gli anni '70 e '80 ti ha visto ritagliare non poch...

​Un'estate rovente che ha tagliato le gambe

(Foto: Giro delle mura città di Feltre 2009) Ci sono gare che non sono semplici appuntamenti in calendario, ma vere e proprie tappe di una storia personale. Per me, il Giro delle Mura di Feltre è esattamente questo. La prima volta fu nel lontano 2009. Da allora, il ciottolato feltrino l'ho calpestato parecchie volte: nel 2010, nel 2014, nel 2017, nel 2019, nel 2021 e fino al 2023. Ognuna di queste edizioni ha portato con sé una storia diversa. Quella del 2023, per esempio, fu un'esperienza sofferta, arrivata sul recupero da un infortunio che ne aveva condizionato il ritmo e le sensazioni. Eppure, guardando all'edizione che sta per arrivare, la sensazione è ancora diversa: rischia di essere la più impreparata di sempre. Il caldo asfissiante tra luglio e agosto non ha dato tregua. Solo da pochissimi giorni le temperature sono tornate a livelli umani, ma il margine è stato decisamente troppo risicato per mettere nelle gambe i ritmi necessari a una gara come quella di Feltre: v...