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Sarò migliore!

C'è una verità che impariamo chilometro dopo chilometro, ripetuta dopo ripetuta: allenare i muscoli e il fisico è fondamentale, ma se la testa decide di fermarsi, le gambe non vanno da nessuna parte. La mente è il vero motore, il centro di controllo di ogni nostra sfida. Troppo spesso guardiamo gli altri, i loro tempi, i loro traguardi. Ma la verità è che l'unico vero rivale da battere lo incontriamo ogni mattina davanti allo specchio. Il segreto non sta nel compiere imprese titaniche da un giorno all'altro, ma nella costanza di un piccolo, continuo progresso. L’obiettivo deve essere chiaro: cercare di essere migliori del noi stessi del giorno prima. Prendi quello che eri ieri. Accetta il punto in cui ti trovi oggi. Trova lo spunto per fare un piccolo passo in avanti domani. Non importa se senti di essere già sulla strada giusta o se stai faticando a trovare il ritmo: l'importante è non arrendersi. C'è sempre un dettaglio da levigare, un pensiero da focalizzare, un ...
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La corsa ti rivela...

  C’è un grande malinteso che gira intorno al mondo del running, specialmente quando si parla di lunghe distanze, di maratone o di allenamenti che portano al limite. Molti sono convinti che correre chilometro dopo chilometro, anno dopo anno, sia una sorta di pozione magica capace di forgiare il carattere. Pensano che la corsa crei la resilienza dal nulla, che ti renda forte, che ti trasformi in una persona determinata. Ma la verità è un'altra, ed è molto più cruda e affascinante. La corsa non inventa nulla. La corsa rivela. Quando sei al trentesimo chilometro, quando le gambe bruciano, il fiato si accorcia e la testa ti urla di fermarti, la strada non ti sta regalando la grinta che non hai. In quel momento esatto, la corsa sta solo andando a scavare dentro di te, togliendo tutti i filtri della quotidianità. Se dentro di te c'è una scintilla di determinazione, la corsa la trasforma in un incendio. Se c'è la forza di non mollare, la corsa la tira fuori. Ma deve essere già lì....

Sulla strada siamo tutti uguali!

  Ci sono giorni in cui la strada sembra appartenerci. Scarpe allacciate, ritmo costante, il fiato che si sincronizza con i passi. Quando corriamo nel traffico, immersi nelle nostre emozioni e nella fatica, entriamo in una bolla. In quel momento, ammettiamolo, scatta un meccanismo psicologico strano: pensiamo inconsciamente che tutto il mondo debba ruotare intorno a noi. Guardiamo gli automobilisti e pretendiamo, quasi come un diritto divino, che ci vedano, che ci leggano nel pensiero e che rallentino al nostro passaggio. Poi, però, l’allenamento finisce. Ci facciamo la doccia, prendiamo le chiavi della macchina e saliamo a bordo. E improvvisamente la prospettiva si ribalta. Diventiamo quegli stessi automobilisti che guardavamo con diffidenza un'ora prima. Ed è proprio lì, dietro al volante, che dovremmo fare un bagno di realtà e ricordare a noi stessi quanto sia complessa la convivenza sulla strada. C'è un dettaglio fondamentale che spesso dimentichiamo quando siamo a piedi: l...

​Fascino senza tempo

  Ci sono strade che ho calpestato mille volte. Sentieri, sterrati e capezzagne che collegano Collalto a Barbisano, linee sinuose tracciate nel cuore profondo delle colline trevigiane. Eppure, se c’è una cosa che la corsa mi ha insegnato in oltre venticinque anni di passi, è che queste terre non si rivelano mai allo stesso modo. Non c'è spazio per la noia dove la natura e la storia continuano a cambiare scenario. Quando corro qui, a volte, mi ritrovo a galleggiare in ricordi desueti, quasi sbiaditi dal tempo. Attorno non c’è quasi nessuno. Solo il ritmo regolare delle mie scarpe sul terreno e, a fare da contorno, il canto di qualche uccello. È in questo silenzio che la collina si popola di incontri inaspettati. Spuntano i leprotti, veloci e discreti; compaiono i caprioli, con quella loro eleganza fiera e meravigliosa che ti blocca il respiro per un istante. E poi la memoria torna a quel giorno d'inverno, a quel faccia a faccia ravvicinato con uno sciacallo dorato. Lì per lì l’a...

Mattone dopo mattone

  L'estate è arrivata e, con lei, il caldo che picchia sull'asfalto e toglie il fiato. In questo periodo dell'anno, guardando le tabelle di allenamento, si è spesso tentati di tirare i remi in barca. Per molti, se non si sputa l'anima su un bagnato di sudore tra ripetute e ritmi folli, sembra quasi di non allenarsi. C'è la falsa credenza che correre piano, prediligendo la rigenerazione e il fondo lento, sia tempo perso. Ma la verità è un'altra: questo non è tempo perso, è tempo investito. Correre d'estate con un focus sulla resistenza e a ritmi meno impegnativi non è un ripiego, ma una strategia fondamentale. È la fase in cui si mette fieno in cascina, lavorando su due fronti pilastro per ogni podista: il benessere fisico e la solidità mentale. Dal punto di vista fisico, la corsa soft in regime aerobico è una manna dal cielo. È scientificamente provato che correre a basse intensità abitua il corpo a ottimizzare l'uso dei grassi come carburante, favorendo...

Venice amarcord

  (Venezia 28 ottobre 2007-Venicemarathon) Ci sono gare che sono semplicemente date sul calendario e gare che, invece, diventano capitoli della tua vita. Per me, la Maratona di Venezia è esattamente questo: un romanzo iniziato nell'ormai lontano 2007. All'epoca ero un neofita. Avevo solo due maratone alle spalle, corse un po' come capitava, contando più sull'incoscienza e sulla voglia di buttare il cuore oltre l'ostacolo che su una vera preparazione. Ricordo quel debutto veneziano come fosse ieri: una giornata grigia, umida, freddina. È stata una delle maratone più sofferte della mia vita. Un dolore alla gamba sinistra dal 21° chilometro, la schiena e la spalla destra doloranti quasi subito... ma la medaglia dovevo portarla a casa. Chiusi in 4 ore e 3 minuti, stremato ma felice. Da lì è iniziato un lunghissimo filo rosso che mi ha legato a questa splendida manifestazione, anno dopo anno. Chi corre a Venezia sa che lo scenario è meraviglioso, ma il meteo può trasform...

Il baratro

  «Benvenuto nel baratro!».                                                  Me lo disse un compagno di squadra, tanti anni fa, alla mia prima gara in assoluto. Sul momento non diedi troppo peso a quelle parole. Ero all’inizio, avevo l’entusiasmo addosso di chi scopre la corsa e non capivo cosa potesse esserci di così oscuro in un mondo fatto di scarpette, fatica e traguardi. Negli anni, però, quel significato l’ho compreso fin troppo bene. Lui, quel compagno, nel baratro ci viveva dentro. La sua corsa era regolata esclusivamente dai numeri. Viveva solo di tempi cronometrici, passaggi al chilometro, medie matematiche. Se in gara la giornata girava storta e non riusciva a correre alla velocità che si era imposto, la reazione era drastica: si fermava, si toglieva il pettorale e si ritirava. Non c'era spazio per la gestione della crisi, non c'era spazio per l'on...