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Pianificat

  Archiviata la Bibione HM chiusa con un buon 1:26:27 e proiettato verso la Timent Run 10K di Latisana (UD) del prossimo 24 maggio è ormai tempo di progettare, pianificare o quantomeno guardare un metro più avanti. Qualcuno potrebbe non capire come mai a pochi giorni dall'ultima gara primaverile prima della pausa (solo dalle gare ovviamente) estiva si possa già pensare al futuro quando in realtà ci sarebbe il finale di primavera e buona parte dell'estate dove poter correre e quindi vivere con grande spensieratezza lontano dal cronometro e dalle gare. Proprio per il fatto che i mesi stanno volando e con la consapevolezza che il prossimo anno mi vedrà approcciare davvero in modo molto diverso alle manifestazioni in cui parteciperò penso che progettando bene l'estate potrò davvero vivere al meglio gli impegni autunnali soprattutto la Venicemarathon e le successive mezze maratone che correrò tra novembre e dicembre. Non nego che alla Timent Run 10K mi piacerebbe davvero correre...
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Non lasciare che la ruggine spenga i tuoi sogni

Esiste un’età in cui i sogni vivono di luce propria. A vent’anni, e persino a trenta, siamo fatti di un metallo che sembra indistruttibile: brillante, flessibile, immune alle intemperie. In quel periodo non hai paura della ruggine, perché tutto scorre veloce e ogni ambizione sembra a portata di mano. Ma il tempo è un elemento chimico spietato. Quando gli anni passano, quel metallo cambia. Verso i quaranta, e oltre, mantenere vivi i sogni non è più un automatismo: diventa una lotta quotidiana contro l'ossidazione. La ruggine è la metafora perfetta di tutto ciò che ostacola il movimento. È il tempo che cerca di infilarsi tra gli ingranaggi dell'anima per bloccarli, per farti dire "ormai è tardi" o "non ho più le forze". Invecchiare non significa smettere di avere sogni, significa dover faticare il doppio per non farli cigolare. Se nello sport o nella vita vuoi continuare a permetterti il lusso di un’ambizione, devi accettare che la manutenzione del tuo "m...

Prosopagnosia

A volte mi capita di guardarmi allo specchio e spesso chiedendomi:"come sei cambiato nel tempo?".  Ma soprattutto:"che tipo dì uomo sei diventato?".  Sono sempre alla ricerca della sfida contro me stesso ma comprendendo che tutto ciò, a breve, avrà un termine e questo non mi dispiace. Ci sono giorni in cui mi sembra di non vivere o al massimo che riesco a sopravvivere in un turbinio continuo di stress, di fretta, di ansia dettata da una vita e da dei ritmi che ormai iniziano a sembrare davvero esagerati. Mi guardo allo specchio e rivedo me stesso da ragazzino quando giocavo ancora a calcio e dove la gente parlava di più, si divertiva di più e conviveva con maggior facilità. Gli anni '80 e la prima parte dei '90 sono stati davvero belli ma soprattutto distanti da oggigiorno. Abbiamo perso la voglia di comunicare nonostante adesso tutti siano connessi dalla mattina alla sera. Allora davvero è diventato più importante un likes su un post più che un "hey là...

Oltre il confine

Viviamo in un’epoca che ha perfezionato l’arte della compensazione. Una giornata pessima in ufficio? Un aperitivo per dimenticare. Troppo stress? Una cena abbondante per sentirsi meglio. Siamo circondati da una comfort zone artificiale che non risolve i problemi, ma li anestetizza. È un cerotto dorato su una ferita che avrebbe bisogno di aria, movimento, verità. Per chi corre, la strada non è un passatempo: è uno specchio. Lungo il percorso si incontrano ostacoli che non sono fatti di cemento, ma di dubbi. In una maratona ad esempio c'è il muro del trentesimo chilometro, certo, ma nella vita di tutti i giorni c'è soprattutto il muro della pigrizia, della stanchezza mentale, della voglia di fermarsi quando i polmoni bruciano. Correre significa scegliere attivamente di stare scomodi! Oltrepassare quel confine richiede una triade di valori che oggi sembrano quasi fuori moda: -Impegno: non quello dei buoni propositi del lunedì, ma quello del mercoledì mattina alle 6:00 e magari sot...

Forte come un fiore nato sull'asfalto

Chi corre da molto tempo lo sa perfettamente! A volte si corre con la sensazione di andare piano ma gli split del GPS dicono il contrario. In altre occasioni si corre con la percezione di andare davvero forte ma il GPS chiarisce che si è nettamente in difficoltà. Inutile negare che il primo esempio è sicuramente quello che si preferisce ma sono situazioni che accadono. Ho sempre pensato che sapersi ascoltare e saper interpretare le proprie sensazioni sia parte fondamentale in questo sport. Se un buon passo ti viene facile dacci dentro! Se i muscoli ti sembrano privi di energie rallenta. Molto più gratificante fare un buon fondo lento piuttosto che correre impiccati, innervositi e alla fine demotivati. In questo periodo, proprio per vivere la corsa nel migliore dei modi, sto facendo parecchi test. Test sulla velocità, sull'alternanza di ritmi più incentrati sul recupero e anche sedute con corsa rigenerante associata ad una parte centrale, circa 20 minuti, di esercizi in corsa. Tutto...

Confessioni di un runner seriale

Era marzo del 2001 quando il mio portafoglio pensò di investire più soldi in prodotti sportivi che non su cose ricreative, per così dire e sicuramente fu una svolta epocale per il sottoscritto. ​I primi anni sono stati caratterizzati dal fatto che correvo senza GPS e senza nemmeno un cronometro. Questo ha fatto sì che la corsa fosse solo rivolta a un interesse fisico. Cioè, a me interessava dimagrire, non correre forte. Nel 2005, però, mi sono messo in testa che forse qualche gara potevo anche farla. Certo, non gare eccessivamente impegnative o distanze troppo lunghe, però qualche gara non competitiva, qualche corsetta paesana, avrei potuto anche metterla in calendario. E così iniziai con una gara da 6 km. Sinceramente non credevo neanche di arrivare a correre 6 km; quando sono arrivato alla fine ho detto: "Caspita, ho fatto 6 km!". Non avrei mai pensato di farne 6. A quel punto ho pensato: "Beh, se ne ho fatti 6, allora la prossima volta ne faccio una da 12", e cos...

Essere o sembrare?

Sono entrato nel mondo del podismo nei primi anni 2000. A quei tempi c'erano molte meno partecipazioni nelle gare salvo quelle più blasonate e importanti. Non c'erano telefonini che facevano foto o video, anzi per la tecnologia del momento era già tanto se riuscivano ad inviare degli SMS che oggi sono superatissimi tra l'altro. Anche internet non era diffuso come lo è ora tanto che per le classifiche si doveva sbirciare su qualche giornale oppure entrare in un internet point altra cosa superatissima. Era il 2002, 2003 e quando si andava a correre molto spesso si sfoggiavano completi davvero imbarazzanti. Non c'era la mania delle scarpe nere con le righette viola, i pantaloni neri con le righe viola, la canotta nera con le righe viola e non si giudicava un runner se correva più forte o più piano. C'era molta più passione, rispetto e meno protagonismo e questo è fuori da ogni dubbio. Negli anni il movimento podistico ha visto un forte aumento sia di praticanti che di ...