(Foto:12 marzo 2006-3ª Trevisomarathon) C’è una linea d’ombra molto sottile tra la passione e la sconsideratezza. Chi corre da anni sa benissimo dove si trova quella linea: la rispetta, la studia, la calcola al millimetro. Ma quando sei agli inizi, quel confine semplicemente non lo vedi. Sei cieco, sordo alla logica, spinto unicamente da una forza primordiale che si chiama entusiasmo. Il 2006, per me, è stato l’anno zero. L’anno in cui sono sbarcato su un pianeta sconosciuto fatto di rituali arcani, odore di canfora, abbigliamento fluorescente e una motivazione strabordante, del tutto sproporzionata rispetto alle mie reali capacità fisiche. A inizio anno, se mi guardavo allo specchio la diagnosi era impietosa: ero ancora visibilmente sovrappeso. La bilancia oscillava spietata tra gli 80 e gli 83 chilogrammi. Eppure, dentro di me, io non vedevo quei chili di troppo. Vedevo già la sagoma di un atleta scattante, leggero, capace di divorare l'asfalto. Sognavo, come un bambino sogna l...
L’alba di un nuovo giorno, quando decide di arrivare per cambiare una vita, quasi mai si presenta armoniosa o con un'esplosione di luce dorata stile film. Molto più spesso ha il sapore amaro di un risveglio sbagliato. Per me arrivò sotto forma di un’afa soffocante, intrappolata tra i teli di plastica di una tenda da campeggio a Lignano Pianeta, in una mattina qualunque d'agosto del 2000. Mi svegliai con la testa pesante, la bocca impastata e uno stomaco che chiedeva pietà. La sera prima avevo mangiato senza ritegno, ma in quell'epoca non faceva quasi notizia: abbuffarsi era una consuetudine, un modo superficiale per riempire le giornate. Venivo da un periodo complicato, segnato da un incidente stradale tanto stupido nella dinamica quanto pienamente meritato per la mia condizione alcolica. Ero lì a leccarmi le ferite, con un gusto amaro dettato dalle paranoie che mi tormentavano non poco, avvolto in un senso di frustrazione e di resa. Guardandomi allo specchio del bagno del ...