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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

L'impronta

Ogni grande viaggio non comincia quando si intravede il traguardo, ma nell'esatto istante in cui allacci le scarpe e decidi di partire. La cosa più importante di una preparazione, alla fine, è la partenza stessa. È il primo passo quello che conta davvero: è lui a lasciare la prima impronta sul terreno, e tutto ciò che accadrà dopo — i chilometri macinati, la fatica, i momenti di crisi e i trionfi personali — sarà sempre e solo il frutto di quel primissimo movimento. Il mio viaggio verso la Venicemarathon è ufficialmente iniziato. Ma prima di pensare agli spettatori e ai ponti di Venezia, c’è una prima tappa fondamentale che mi aspetta lungo la strada. Una sfida di quelle vere, dove non si scherza. Il primo vero obiettivo sul tabellino di marcia sarà il Giro delle Mura di Feltre (BL). Manco da questa gara dal 2023 tra l'altro dopo un periodo molto sfortunato, ed è un ritorno che sento particolarmente. Per chi conosce questa gara, sa bene di cosa parlo: 10 chilometri tosti, musco...

L'uomo sogna di volare (ma finisce per correre)

Nel lontano 2005 i Negrita cantavano che "l’uomo sogna di volare". Una metafora bellissima, certo, ma se ci pensi bene, la realtà è un’altra: l’uomo, più probabilmente, finirà sempre per correre. Correre è la nostra forma di volo con le gambe per terra. È il modo in cui mettiamo le ali ai piedi e ci stacchiamo, anche solo per un attimo a ogni falcata, dalla forza di gravità e dalla quotidianità. Ma cosa ci spinge davvero a mettere le scarpe e uscire dalla porta, giorno dopo giorno? I sogni. Sogniamo traguardi, immaginiamo battiti che accelerano, linee d'arrivo tagliate a braccia alzate, tappe storiche da conquistare, piccole o grandi imprese personali. Il sogno è il carburante segreto di ogni runner. È quella scintilla che ti fa svegliare prima dell'alba quando fuori fa freddo, o che ti spinge ad accelerare negli ultimi chilometri di un allenamento tirato. Nel mondo dello sport , e nella corsa in particolare , i sogni hanno un potenziale immenso: sono l'unica vera...

101

Ci sono numeri che non sono semplici cifre, ma coordinate temporali che accendono una scintilla dentro: 101. Tanti sono i giorni che mi separano dalla Venicemarathon. E domani, si comincia a fare sul serio O forse, si comincia a fare sul serio con calma. La mia preparazione partirà con un approccio ragionato: i primi 17 giorni saranno leggeri, dedicati a ritrovare il focus e, soprattutto, a curare nei minimi dettagli un aspetto fondamentale come l’alimentazione sportiva. Poi, dal 27 luglio, anche le tabelle degli allenamenti inizieranno a cambiare. Gradualmente, senza fretta, un passo alla volta. A 54 anni l'esperienza ti insegna che la fretta è solo una scorciatoia verso gli infortuni, e io questa partita voglio giocarmela bene, fino all'ultimo metro. Ad agosto la strada tornerà a farsi sentire sotto le scarpe con i primi "lunghi" che toccheranno i 30 km. Inutile nasconderlo: questo viaggio ha un sapore diverso. È l'ultimo ballo contro il cronometro per una prepa...

Sarò migliore!

C'è una verità che impariamo chilometro dopo chilometro, ripetuta dopo ripetuta: allenare i muscoli e il fisico è fondamentale, ma se la testa decide di fermarsi, le gambe non vanno da nessuna parte. La mente è il vero motore, il centro di controllo di ogni nostra sfida. Troppo spesso guardiamo gli altri, i loro tempi, i loro traguardi. Ma la verità è che l'unico vero rivale da battere lo incontriamo ogni mattina davanti allo specchio. Il segreto non sta nel compiere imprese titaniche da un giorno all'altro, ma nella costanza di un piccolo, continuo progresso. L’obiettivo deve essere chiaro: cercare di essere migliori del noi stessi del giorno prima. Prendi quello che eri ieri. Accetta il punto in cui ti trovi oggi. Trova lo spunto per fare un piccolo passo in avanti domani. Non importa se senti di essere già sulla strada giusta o se stai faticando a trovare il ritmo: l'importante è non arrendersi. C'è sempre un dettaglio da levigare, un pensiero da focalizzare, un ...

La corsa ti rivela...

  C’è un grande malinteso che gira intorno al mondo del running, specialmente quando si parla di lunghe distanze, di maratone o di allenamenti che portano al limite. Molti sono convinti che correre chilometro dopo chilometro, anno dopo anno, sia una sorta di pozione magica capace di forgiare il carattere. Pensano che la corsa crei la resilienza dal nulla, che ti renda forte, che ti trasformi in una persona determinata. Ma la verità è un'altra, ed è molto più cruda e affascinante. La corsa non inventa nulla. La corsa rivela. Quando sei al trentesimo chilometro, quando le gambe bruciano, il fiato si accorcia e la testa ti urla di fermarti, la strada non ti sta regalando la grinta che non hai. In quel momento esatto, la corsa sta solo andando a scavare dentro di te, togliendo tutti i filtri della quotidianità. Se dentro di te c'è una scintilla di determinazione, la corsa la trasforma in un incendio. Se c'è la forza di non mollare, la corsa la tira fuori. Ma deve essere già lì....

Sulla strada siamo tutti uguali!

  Ci sono giorni in cui la strada sembra appartenerci. Scarpe allacciate, ritmo costante, il fiato che si sincronizza con i passi. Quando corriamo nel traffico, immersi nelle nostre emozioni e nella fatica, entriamo in una bolla. In quel momento, ammettiamolo, scatta un meccanismo psicologico strano: pensiamo inconsciamente che tutto il mondo debba ruotare intorno a noi. Guardiamo gli automobilisti e pretendiamo, quasi come un diritto divino, che ci vedano, che ci leggano nel pensiero e che rallentino al nostro passaggio. Poi, però, l’allenamento finisce. Ci facciamo la doccia, prendiamo le chiavi della macchina e saliamo a bordo. E improvvisamente la prospettiva si ribalta. Diventiamo quegli stessi automobilisti che guardavamo con diffidenza un'ora prima. Ed è proprio lì, dietro al volante, che dovremmo fare un bagno di realtà e ricordare a noi stessi quanto sia complessa la convivenza sulla strada. C'è un dettaglio fondamentale che spesso dimentichiamo quando siamo a piedi: l...