Ci sono giorni in cui la strada sembra appartenerci. Scarpe allacciate, ritmo costante, il fiato che si sincronizza con i passi. Quando corriamo nel traffico, immersi nelle nostre emozioni e nella fatica, entriamo in una bolla. In quel momento, ammettiamolo, scatta un meccanismo psicologico strano: pensiamo inconsciamente che tutto il mondo debba ruotare intorno a noi. Guardiamo gli automobilisti e pretendiamo, quasi come un diritto divino, che ci vedano, che ci leggano nel pensiero e che rallentino al nostro passaggio. Poi, però, l’allenamento finisce. Ci facciamo la doccia, prendiamo le chiavi della macchina e saliamo a bordo. E improvvisamente la prospettiva si ribalta. Diventiamo quegli stessi automobilisti che guardavamo con diffidenza un'ora prima. Ed è proprio lì, dietro al volante, che dovremmo fare un bagno di realtà e ricordare a noi stessi quanto sia complessa la convivenza sulla strada. C'è un dettaglio fondamentale che spesso dimentichiamo quando siamo a piedi: l...