Ci sono giorni in cui la strada sembra appartenerci. Scarpe allacciate, ritmo costante, il fiato che si sincronizza con i passi. Quando corriamo nel traffico, immersi nelle nostre emozioni e nella fatica, entriamo in una bolla. In quel momento, ammettiamolo, scatta un meccanismo psicologico strano: pensiamo inconsciamente che tutto il mondo debba ruotare intorno a noi. Guardiamo gli automobilisti e pretendiamo, quasi come un diritto divino, che ci vedano, che ci leggano nel pensiero e che rallentino al nostro passaggio. Poi, però, l’allenamento finisce. Ci facciamo la doccia, prendiamo le chiavi della macchina e saliamo a bordo. E improvvisamente la prospettiva si ribalta. Diventiamo quegli stessi automobilisti che guardavamo con diffidenza un'ora prima. Ed è proprio lì, dietro al volante, che dovremmo fare un bagno di realtà e ricordare a noi stessi quanto sia complessa la convivenza sulla strada. C'è un dettaglio fondamentale che spesso dimentichiamo quando siamo a piedi: la velocità. Un automobilista è abituato a calcolare i tempi di reazione basandosi sui pedoni che camminano. Ma un runner non cammina, va forte. Sbuca da un angolo a 10, 12 o 15 km/h. Questo significa che i tempi di reazione del guidatore si dimezzano. Se a questo aggiungiamo le mille distrazioni moderne, i riflessi non sempre prontissimi di chi guida e magari la visibilità ridotta all'alba o al tramonto, il rischio diventa altissimo. Correre nel traffico è un’emozione forte, ci fa sentire vivi e parte della città, ma è anche un esercizio di massima vulnerabilità. Noi abbiamo solo il nostro corpo come carrozzeria; l'auto ha una tonnellata di ferro. Il fulcro di tutto sta in una regola tanto semplice quanto spesso ignorata: il Codice della Strada vale per tutti. Non ci sono fazioni, non è una guerra tra "noi" e "loro", anche perché – come abbiamo visto – spesso siamo la stessa persona a distanza di poche ore. Se corriamo: dobbiamo essere visibili (via libera a colori fluo e luci), non dobbiamo dare per scontato che l'auto ci abbia visto solo perché noi vediamo lei, e dobbiamo rispettare gli attraversamenti e i sensi di marcia. Se guidiamo: dobbiamo alzare la soglia di attenzione, rallentare nei centri abitati e ricordare che dietro quella sagoma che corre c'è una persona che sta inseguendo la sua passione. La strada è uno spazio condiviso, non una pista privata. Rispettare le regole e, soprattutto, mettersi nei panni dell'altro è l'unico modo per continuare a correre (e a guidare) in sicurezza, tornando a casa sempre con il sorriso.

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