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Sarò migliore!

C'è una verità che impariamo chilometro dopo chilometro, ripetuta dopo ripetuta: allenare i muscoli e il fisico è fondamentale, ma se la testa decide di fermarsi, le gambe non vanno da nessuna parte. La mente è il vero motore, il centro di controllo di ogni nostra sfida. Troppo spesso guardiamo gli altri, i loro tempi, i loro traguardi. Ma la verità è che l'unico vero rivale da battere lo incontriamo ogni mattina davanti allo specchio. Il segreto non sta nel compiere imprese titaniche da un giorno all'altro, ma nella costanza di un piccolo, continuo progresso. L’obiettivo deve essere chiaro: cercare di essere migliori del noi stessi del giorno prima. Prendi quello che eri ieri. Accetta il punto in cui ti trovi oggi. Trova lo spunto per fare un piccolo passo in avanti domani. Non importa se senti di essere già sulla strada giusta o se stai faticando a trovare il ritmo: l'importante è non arrendersi. C'è sempre un dettaglio da levigare, un pensiero da focalizzare, un limite mentale da spostare un po' più in là. La corsa, e lo sport in generale, in questo sono maestri straordinari. Ci insegnano a gestire la fatica, a superare i momenti di crisi e a non mollare quando il fiato si fa corto. Ogni allenamento è un mattone che mettiamo per costruire una mentalità più forte. Rafforzare la mente, abituarla a cercare sempre uno stimolo e a non sedersi sulle comodità, è la scelta migliore che possiamo fare. Perché un corpo allenato ti porta lontano, ma una mente forte ti porta ovunque. È per questo che da tanti anni  uno dei miei hashtag  più usati è:

#iononmivoglioarrendere


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I "prigionieri"

Una delle affermazioni più comuni alla domanda “cosa ti regala la corsa” é: “la sensazione di libertà!” Oppure “la corsa libera la mente” o ancora “la corsa libera dallo stress”. Io aggiungerei pure che la corsa libera le endorfine che poi migliorano l'umore ma ce ne sarebbero molte altre che sancirebbero il legame tra corsa e libertà. Sembra un paradosso ma in certi casi, rari per fortuna, questa libertà si può trasformare in una vera e propria  prigionia e molto spesso porta all'allontanarsi dalla corsa e dallo sport in generale. A me  sono capitate delle situazioni dove ho potuto davvero vedere in prima persona alcuni casi  che voglio raccontare e per i quali userò nomi di fantasia. La “cella” del cronometro ad esempio! Nel 2008 al termine della Trevisomarathon  incontrai Lucio che era vistosamente nervoso! Era un mio compagno di squadra ed  eravamo fuori dallo stadio Tenni. Sapevo che aveva tentato un tempo molto impegnativo  realizzando un incredibile...

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