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Venice amarcord

 

(Venezia 28 ottobre 2007-Venicemarathon)

Ci sono gare che sono semplicemente date sul calendario e gare che, invece, diventano capitoli della tua vita. Per me, la Maratona di Venezia è esattamente questo: un romanzo iniziato nell'ormai lontano 2007. All'epoca ero un neofita. Avevo solo due maratone alle spalle, corse un po' come capitava, contando più sull'incoscienza e sulla voglia di buttare il cuore oltre l'ostacolo che su una vera preparazione. Ricordo quel debutto veneziano come fosse ieri: una giornata grigia, umida, freddina. È stata una delle maratone più sofferte della mia vita. Un dolore alla gamba sinistra dal 21° chilometro, la schiena e la spalla destra doloranti quasi subito... ma la medaglia dovevo portarla a casa. Chiusi in 4 ore e 3 minuti, stremato ma felice. Da lì è iniziato un lunghissimo filo rosso che mi ha legato a questa splendida manifestazione, anno dopo anno. Chi corre a Venezia sa che lo scenario è meraviglioso, ma il meteo può trasformare la gara in un'epopea. Il 2012 sarà ricordata coma la "Venice Storm": Chi c'era non la dimenticherà mai. Vento gelido, pioggia battente dall'inizio alla fine. Correre sul Ponte della Libertà con quelle raffiche assurde sembrava un'impresa impossibile. Fu un'edizione letteralmente eroica. Il 2015 del grande caldo: L'anno in cui sognavo il colpaccio, ma il termometro stracciò i sogni di gloria miei e di mezza start list intorno al 35° chilometro. Il 2018 e l'acqua alta: Pioveva, ma faceva caldo. Gli ultimi tre chilometri rimarranno nella storia: correre con l'acqua oltre le caviglie, in un'atmosfera surreale e bellissima. Poi, le tappe del 2021 e del 2023 hanno segnato il cambio di passo. Venezia è diventata la "palestra" ideale, il lungo di rifinitura perfetto. Ascoltando i preziosi consigli di Paolo Santello, ho imparato l'arte della progressione: 14 km a ritmo lento, 14 km più allegri e gli ultimi 14 km spingendo a tutta con quello che rimaneva. Una strategia che ha pagato enormemente, dandomi una spinta di positività incredibile e ponendo le basi per le bellissime prestazioni degli anni successivi, vissute senza un problema e con il sorriso sulle labbra. E adesso eccoci qui. Il calendario dice 2026, ed è tempo di tornare là dove tutto è iniziato, ma con una consapevolezza completamente diversa. Inutile girarci intorno o nascondersi dietro un dito: quest'anno c'è un progetto sul tavolo, un sogno ambizioso e impegnativo. Quel numero impresso nella mente: 2h 59' 59". Ci riuscirò? Non lo so. Razionalmente le variabili sono infinite e forse la risposta è no. Ma la mia testa, dal primo giorno di preparazione, penserà solo di sì. Ci proverò con ogni singola fibra del mio corpo, con tutto l'impegno, la serietà e la grinta che ho dentro. Perché la parte più bella non sarà solo superare l'ultimo ponte. La parte più bella sarà viverla, prepararsi, e onorare ogni singolo allenamento che mi separerà da quel traguardo. Ci vediamo a Venezia. Questa volta, per l'ultimo grande ballo.

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