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Effetto boomerang

​Ci sono dinamiche, nel mondo della corsa, che fatico ancora a comprendere. Eppure corro da anni; ho consumato asfalto, sterrati, sentieri e fango, convinto che la fatica condivisa fosse il collante più puro tra le persone. Ma a volte, purtroppo, il cronometro fa cadere le maschere. ​In passato ho condiviso passione e chilometri con molte persone, per la maggior parte splendide. Non tutte, però. All'inizio sembrava perfetto: ci si confrontava, si scherzava, ci si scambiava pacche sulle spalle. Eravamo "amici". O almeno così credevo. ​Poi, qualcosa è cambiato. Le gambe hanno iniziato a girare meglio, i tempi si sono abbassati e i sacrifici quotidiani hanno cominciato a dare i loro frutti. E proprio lì, dove un vero sportivo avrebbe visto uno stimolo o un motivo per gioire, in qualcuno è scattato qualcosa di grigio: l’invidia.​Quando non riesci a raggiungere chi ti sta davanti con l'impegno, spesso cerchi di tirarlo giù con le parole. Ed è così che sono iniziate le maldicenze. Falsità sussurrate nei capannelli prima della partenza, veleno gratuito. Qualcuno è arrivato persino a ironizzare sulla mia borraccia, inventando storie ridicole su presunti "prodotti magici" o sostanze strane che mi avrebbero aiutato ad andare più forte. All'inizio fa male. Ti guardi indietro e ti chiedi come sia possibile che la complicità si trasformi in fango in così pochi secondi. Ma poi subentra la lucidità. La spazzatura torna sempre al mittente. Chi sputa sentenze alle spalle dimentica una legge fisica e morale: l'effetto boomerang. Il fango che lanci contro qualcuno non colpisce quasi mai il bersaglio, ma ti sporca le mani in modo indelebile. Chi vive di rancore finisce per avvelenare l'unica cosa che conta davvero: la propria serenità e il proprio percorso. Mentre loro perdevano tempo a studiare la composizione della mia borraccia, io continuavo a correre. Mentre consumavano energie a sparlare, io le usavo per spingere sull'asfalto. Alla fine, l'invidia colpisce l'invidioso nella sua stessa mediocrità, lasciandolo fermo nello stesso identico punto. La verità è che certi comportamenti sono il frutto macroscopico di menti che dello sport non hanno capito assolutamente nulla. Lo sport non è superare l'altro a tutti i costi, distruggendone la credibilità se ti passa davanti. Lo sport è, prima di tutto, una lotta contro se stessi. È disciplina, è il coraggio di svegliarsi all'alba, è accettare che se qualcuno va più forte di te, probabilmente sta solo lavorando meglio, di più, o con più testa. Chi corre con il veleno nel cuore ha già perso in partenza, prima ancora dello sparo dello starter. ​Nella mia borraccia non c'è mai stato nessun segreto, se non tre ingredienti accessibili a chiunque, ma che non si comprano in farmacia: sudore, costanza e rispetto. E io continuo a correre, con la borraccia piena e la mente leggera. Lasciando i boomerang a chi preferisce parlare anziché correre.

"Bomba innamorata
 Bomba boomerang
 Torni dal tuo dio
 Che non è di certo il mio"(P.Pelù)

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