Era marzo del 2001 quando il mio portafoglio pensò di investire più soldi in prodotti sportivi che non su cose ricreative, per così dire e sicuramente fu una svolta epocale per il sottoscritto. I primi anni sono stati caratterizzati dal fatto che correvo senza GPS e senza nemmeno un cronometro. Questo ha fatto sì che la corsa fosse solo rivolta a un interesse fisico. Cioè, a me interessava dimagrire, non correre forte. Nel 2005, però, mi sono messo in testa che forse qualche gara potevo anche farla. Certo, non gare eccessivamente impegnative o distanze troppo lunghe, però qualche gara non competitiva, qualche corsetta paesana, avrei potuto anche metterla in calendario. E così iniziai con una gara da 6 km. Sinceramente non credevo neanche di arrivare a correre 6 km; quando sono arrivato alla fine ho detto: "Caspita, ho fatto 6 km!". Non avrei mai pensato di farne 6. A quel punto ho pensato: "Beh, se ne ho fatti 6, allora la prossima volta ne faccio una da 12", e così ho fatto. Ogni periodo che andava avanti, ogni momento in cui progredivo, aggiungevo sempre un po' di chilometri, finché una volta sono arrivato a correre 21 km. Avevo un tempo altissimo, ma non era quello l'interesse: il tempo non contava, era la distanza. Ero stupefatto dai chilometri che riuscivo a percorrere, dato che fino a non tantissimo tempo prima ero una persona obesa.Nel 2006 ci fu la svolta perché entrai in una società di atletica leggera, l’Atletica Valdobbiadene GSA, affiliata alla FIDAL. Per cui ero entrato nel mondo dell'atletica leggera; alla fine io, che ero un fumatore e un frequentatore di locali pessimi e malfamati — che tra la fine degli anni '90 e i primi 2000 non pensavo tanto a correre, ma più che altro a rovinarmi il fisico — avevo stravolto completamente il mio modo di stare al mondo. Questo stupiva gli altri, ma stupiva in primis me stesso: io ero il primo a essere stupito di questa cosa. Iniziai a pensare che potevo anche correre delle maratone e così partì questo viaggio che mi ha affascinato fin dal principio. Ho iniziato a partecipare a tantissime gare: nel 2009, che è stato sicuramente l'anno in cui sono stato più impegnato, ho corso 45 gare in tutto l'anno. Praticamente ogni domenica ero impegnato in una competizione. Tutto questo contribuì a migliorarmi fisicamente, a farmi trovare uno stato di forma ancora migliore e, soprattutto, continuava ad alimentare la mia passione. Arrivato alla fine degli anni 2000, verso il 2009/2010, credevo che quello fosse il mio massimo; non pensavo che i miglioramenti potessero andare oltre, sia per quanto riguarda la distanza che per i tempi cronometrici. E invece no. Le cose stavano ancora per prendere una svolta che era quasi impensabile fino a qualche anno prima. Intanto, nel 2011 e nel 2012, ho fatto parte delle due spedizioni dell’Atletica Valdobbiadene GSA che ha vinto il titolo italiano Master di corsa in montagna; per cui ho contribuito, magari nel mio piccolo, a portare a casa due titoli italiani per la società per cui correvo, ed è stato veramente un momento incredibile. Per quattro o cinque anni ho pensato solo a correre in montagna. Riguardo alla maratona, pensavo che quello fosse il mio tempo (minuto più, minuto meno) e non credevo di poter abbassare tanto il mio crono, che in quel periodo oscillava tra le 3h 18' e le 3h 26'. Ho iniziato a fare tante gare in montagna, soprattutto in estate: gare molto impegnative, Skyrace e Trail. Questo mi ha forgiato nella resistenza e mi ha insegnato a stringere i denti; la montagna è molto dura, sia in salita che in discesa. Ho continuato con questa tipologia di gare fino al 2017 quando, per una caduta rovinosa, ho deciso di non fare più Trail. Ho avuto un blocco dovuto a un infortunio abbastanza brutto. Tuttavia, con le maratone sono andato avanti ancora: incredibilmente, tra il 2014 e il 2016, ho continuato questa evoluzione cronometrica portandomi prima a 3h 14', poi a 3h 13' e poi a 3h 11'. Infine, nel 2016 alla Firenze Marathon, ho chiuso in 3h 07' 50". È stata una cosa impressionante, perché non avevo mai fatto allenamenti eccessivamente mirati alla velocità; il fine era sempre arrivare alla fine nel migliore dei modi. Lì scattò un’altra molla e dissi: "Ma se ho fatto 3h 07' 50" senza fare grossi lavori mirati, cosa potrei fare allenandomi meglio?". E così iniziai a informarmi un po' meglio, leggendo manuali molto impegnativi sulla preparazione atletica e sull’alimentazione. Di anno in anno vedevo dei piccoli miglioramenti, però le tre ore sembravano un muro invalicabile. Sono riuscito a correre in 3h 03' 20", migliorando di pochissimi secondi tra Firenze nel 2018 e Milano nel 2019. Ci davo dentro anche con le mezze maratone, perché correvo comunque in 1h 25' o 1h 24'. Poi arrivò il Covid e lì si bloccò tutto. Pensavo che la festa fosse finita, che la sfida contro me stesso si sarebbe conclusa in quel periodo. Invece nel 2022, grazie a una dieta particolare e a uno stato di forma ritrovato, tentai a Pisa ancora una volta di abbattere il muro delle tre ore. In quel periodo realizzai il mio record sulla mezza maratona con 1h 23' 47" e a Pisa riuscii quasi a fare il personale: purtroppo ebbi uno stop forzato per problemi fisiologici che mi fece perdere qualche minuto, chiudendo in 3h 03' 05". Era comunque un ottimo risultato. Archiviata quella gara, pensavo di aver toccato il mio massimo e avevo quasi abbandonato il sogno. Ma nel 2024 mi sono messo in testa di riprovarci. Ho fatto una buona preparazione atletica; forse sono stato penalizzato dal non aver seguito perfettamente l'alimentazione, ma alla Firenze Marathon 2024 ho staccato un 3h 02' 00", il mio nuovo record personale. A 52 anni ho realizzato il mio PB in maratona: penso che questo sia stato un risultato eclatante, quasi quanto aver abbattuto il muro delle tre ore. In questo 2026, che come ho già dichiarato ampiamente sarà l'ultimo anno di preparazioni atletiche impegnative, ho finalmente ritrovato un po' di forma. Sono riuscito a correre i 10 km sotto i 4 minuti al chilometro e ho diverse gare primaverili che mi interesserebbe testare. Tutto questo mi sta facendo venire tanti pensieri per l'autunno. Il senso è questo: se in primavera riesco a ritrovare un buon stato di forma e utilizzo l'estate per il mantenimento — perdendo anche qualche chilo per arrivare alla preparazione della Venice Marathon (che inizierà a fine luglio circa) in condizioni ottimali — perché non chiudere la mia storia atletica in bellezza cercando ancora una volta di abbattere il muro delle tre ore. Questa è una bella domanda. Ci vorrebbe una bella risposta, ma al momento la risposta è un foglio bianco e una penna. Questo foglio bianco e quella penna, nel tempo, daranno forma a parole e frasi che diventeranno un breve racconto su come andrà a finire. Il pensiero c'è, però è audace; a 54 anni è audace. Ma chi mi conosce sa benissimo che sono in grado di fare cose fuori dal probabile perché, come dico sempre: "Sono ancora disponibile a giocarmi l'impossibile".

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