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​Fascino senza tempo

 

Ci sono strade che ho calpestato mille volte. Sentieri, sterrati e capezzagne che collegano Collalto a Barbisano, linee sinuose tracciate nel cuore profondo delle colline trevigiane. Eppure, se c’è una cosa che la corsa mi ha insegnato in oltre venticinque anni di passi, è che queste terre non si rivelano mai allo stesso modo. Non c'è spazio per la noia dove la natura e la storia continuano a cambiare scenario. Quando corro qui, a volte, mi ritrovo a galleggiare in ricordi desueti, quasi sbiaditi dal tempo. Attorno non c’è quasi nessuno. Solo il ritmo regolare delle mie scarpe sul terreno e, a fare da contorno, il canto di qualche uccello. È in questo silenzio che la collina si popola di incontri inaspettati. Spuntano i leprotti, veloci e discreti; compaiono i caprioli, con quella loro eleganza fiera e meravigliosa che ti blocca il respiro per un istante. E poi la memoria torna a quel giorno d'inverno, a quel faccia a faccia ravvicinato con uno sciacallo dorato. Lì per lì l’avevo scambiato per un cane, ma è bastato un attimo perché se la filasse, rapido e misterioso, lasciandomi addosso la sensazione elettrizzante di aver incrociato la parte più selvaggia del bosco. Ma correre in collina non è solo un viaggio nella natura; è un viaggio nel tempo. Quando il sentiero incrocia le vecchie linee delle trincee, il pensiero si fa inevitabilmente serio. Impossibile non rallentare idealmente l'anima, se non il passo, pensando a chi quelle trincee le ha vissute, scavate nel fango, e a chi ci ha lasciato la pelle per difendere la patria. C’è una sacralità in questi boschi, un rispetto profondo che ogni podista dovrebbe portare con sé. Poi, d’un tratto, il bosco si apre. Gli alberi lasciano spazio a panorami che, ogni singola volta, riescono a strappare un pizzico di stupore. È un fascino indescrivibile: la bellezza della vista ripaga ogni strappo, ogni salita, e rende la fatica un dettaglio quasi trascurabile. Al ritorno, quando l’allenamento è finito e l’acqua calda della doccia porta via il sudore, quello che resta non è la stanchezza. È una totale rigenerazione. Ti senti pulito, pacificato con il mondo e grato per aver vissuto, ancora una volta, la magia autentica della corsa.

"L'abbiam sepolto là sulla collina
E sulla fossa ci ho messo un bastone
Cassio ha sparato con la carabina
Un saluto da tutto il battaglione" (F.Guccini)

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