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Oltre il confine

Viviamo in un’epoca che ha perfezionato l’arte della compensazione. Una giornata pessima in ufficio? Un aperitivo per dimenticare. Troppo stress? Una cena abbondante per sentirsi meglio. Siamo circondati da una comfort zone artificiale che non risolve i problemi, ma li anestetizza. È un cerotto dorato su una ferita che avrebbe bisogno di aria, movimento, verità. Per chi corre, la strada non è un passatempo: è uno specchio. Lungo il percorso si incontrano ostacoli che non sono fatti di cemento, ma di dubbi. In una maratona ad esempio c'è il muro del trentesimo chilometro, certo, ma nella vita di tutti i giorni c'è soprattutto il muro della pigrizia, della stanchezza mentale, della voglia di fermarsi quando i polmoni bruciano.
Correre significa scegliere attivamente di stare scomodi! Oltrepassare quel confine richiede una triade di valori che oggi sembrano quasi fuori moda:

-Impegno: non quello dei buoni propositi del lunedì, ma quello del mercoledì mattina alle 6:00 e magari sotto la pioggia.

-Serietà: trattare il proprio corpo e il proprio obiettivo con il rispetto che meritano.

-Dedizione: la capacità di innamorarsi del processo, non solo del traguardo.

La parte più bella del nostro pensiero è la sfida all'impossibile. Probabilmente non batteremo mai un record mondiale, forse il tempo cronometrico resterà lì a guardarci con aria di sfida. Ma nella nostra mente, il sorpasso avviene ogni volta che decidiamo di non arrenderci. Andare oltre il muro e oltre il tempo non è una questione di gambe, è una questione di visione. È credere di poterlo fare anche quando la logica direbbe di no. Perché è proprio in quel millimetro oltre la zona di comfort che smettiamo di sopravvivere allo stress e iniziamo finalmente a vivere davvero.

"Oltre il muro, oltre il confine
 Oltre il mondo, oltre la fine" (Negrita)

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