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Essere o sembrare?

Sono entrato nel mondo del podismo nei primi anni 2000. A quei tempi c'erano molte meno partecipazioni nelle gare salvo quelle più blasonate e importanti. Non c'erano telefonini che facevano foto o video, anzi per la tecnologia del momento era già tanto se riuscivano ad inviare degli SMS che oggi sono superatissimi tra l'altro. Anche internet non era diffuso come lo è ora tanto che per le classifiche si doveva sbirciare su qualche giornale oppure entrare in un internet point altra cosa superatissima. Era il 2002, 2003 e quando si andava a correre molto spesso si sfoggiavano completi davvero imbarazzanti. Non c'era la mania delle scarpe nere con le righette viola, i pantaloni neri con le righe viola, la canotta nera con le righe viola e non si giudicava un runner se correva più forte o più piano. C'era molta più passione, rispetto e meno protagonismo e questo è fuori da ogni dubbio. Negli anni il movimento podistico ha visto un forte aumento sia di praticanti che di manifestazioni. Le gare FIDAL sono quadruplicate e anche le tapasciate sono spuntate come funghi. Le corse in montagna, dove si correvano gare con 120/150 partecipanti, hanno cambiato nome diventando trail e se all'inizio offrivano percorsi tra i 15 e i 25/30 km hanno avuto una evoluzione che li ha portati a distanze sempre maggiori arrivando in qualche caso anche a distanze impressionanti. Nel frattempo i praticanti con le scarpe nere con le righette viola, i pantaloni neri con le righe viola, la canotta nera con le righe viola sono aumentati a dismisura portando nel mondo del podismo una nuova visione, un nuovo modo di essere partecipe. Parlando personalmente ho vissuto i primi 4 anni di gare con una particolarità:sono sempre partito ultimo! Ma ultimo ultimo non nell'ultima griglia di partenza. Ricordo che nelle maratone avevo dietro di me i camion che trasportavano le sacche che mi facevano compagnia negli attimi pre gara. Anche quando potevo avanzare grazie a tempi cronometrici migliorati rimanevo lì dietro al serpentone e mi divertiva correre in recupero fino a quando fosse possibile. La passione per lo sport e per la corsa dava la motivazione di cercare di essere un atleta anche se non lo si era. Serviva ovviamente grande dedizione e tanto l'impegno. Adesso no! Adesso i neofiti figli non della passione ma degli influencer non hanno questi approcci. Adesso non si parte dietro nemmeno se si corre a 7'/km. Ora servono i selfie per fare i post dietro i top runner, attirare likes, fare i protagonisti del nulla e chi se ne frega del regolamento e della sicurezza!?!? Se uno deve scrivere sui social "finalmente dietro ai top runner" con tanto di foto e il cuoricino fatto con le mani perché non falsificare i dati durante l'iscrizione e inserire il miglior time finale assolutamente farlocco! Perché adesso l'importante non è essere ma è sembrare. Ho conosciuto persone che correvano solo ultra trail e che postavano su facebook foto di gare durissime e lunghissime ma una volta che c'ho corso insieme non erano in grado di correre 50 km ma in realtà camminavano per il 95% del tempo. Ricordo una volta che un tale con il quale avevo quasi timore di correre da come appariva sui social mi chiese se andavo a correre una lunga distanza con lui tra i boschi del Cansiglio. Ero molto timoroso perché sfoggiava davvero grande esperienza ma ad un certo punto il castello di sabbia crollò. Ricordo che si infastidiva se correvo e continuava a lamentarsi perché nei pochi tratti di corsa ero troppo veloce secondo lui. Una volta tornati alla macchina ricordo di avergli detto:"è inutile che ti vesti da Rambo se sotto sotto sei Pollicino". Essere e sembrare hanno delle differenze notevoli. Adesso nelle gare competitive ci sono più telefonini tra le mani che carbogel con tanta , troppa gente che deve fare i reel, le storie, le dirette e per attirare l'attenzione travisano quello che lo sport dovrebbe trasmettere e insegnare. Il rispetto delle regole, il rispetto dell'avversario e non certo fare carte false per egocentrismo. Io anche se ormai non sono più giovanissimo continuerò fino all'ultimo di cercare di essere perché questo è ciò che alimenta la mia passione e che mi fa oltrepassare gli ostacoli che cercano di fermarmi. Il sembrare lo lascio con gioia agli influencer dei poveri...

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