Passa ai contenuti principali

Intervista col podista: Paolo Ceriali


Nuova intervista col podista, la prima di questo 2016 appena iniziato ma ricca di interesse grazie ad un atleta davvero molto forte che vanta una esperienza indiscutibilmente ricca che negli anni si é saputa rinnovare tra passione per la corsa e l'impegno nel mondo dell'altetica leggera. Signore e signori vi presento Paolo Ceriali.

Pasteo: Ciao Paolo e benvenuto nel mio blog
Paolo Ceriali: Ciao, sono Paolo, vengo da Bigolino in comune di Valdobbiadene. Ho cominciato a correre per caso vedendo il depliant della 1^ edizione della “Due Rocche” (1972) e con alcuni amici del paese mi sono presentato al via in jeans e scarponcini. Da quella prima volta non ho più smesso ed anche se in maniera pionieristica, ho corso sul Montereale sopra Palermo nel 1973 durante il periodo del C.A.R.(Centro Addestramento Reclute) e poi, trasferito a Trento (1750 Km), causa un altro depliant, ho corso il giro del lago di Caldonazzo in compagnia di altri tre militari ed accompagnato sul posto con l’A.R. (Automobile da Ricognizione=jeep). Nel ‘78/’79, causa lavoro in quel dei Paesi Bassi, tra montagne di gelato, ho trovato sollievo sulle dune della meravigliosa Olanda con diversi splendidi itinerari tra cielo, mare e…fiori. Negli anni ’80, con l’insediamento della pista a Valdobbiadene, ho conosciuto l’Atletica (A maiuscola) che, se ce n’era bisogno, mi ha fatto ancor più innamorare di questo nostro sport. Con l’allenamento sono arrivati anche discreti risultati di cui mi sento fiero perché qua… dote non ce n’è.

P:Sei un atleta che vanta una considerevole esperienza. Quanto è cambiato il mondo del podismo dal tuo esordio?

P.C.: Premetto che sono cambiato anch’io nell’approccio alla corsa, ma in linea di massima riconosco la positività del cambiamento in quanto correre è salute e quindi è un bene l’enorme crescita numerica dei praticanti. Forse vedo un po’ esagerato (se non addirittura esasperato) l’avvento del Trail al limite delle proprie capacità. E’ comunque un fatto che se 40 anni fa nelle strade del mio paese correvo e magari qualcuno mi scherniva, ora forse quegli stessi mi invidiano.

P: L’Atl. Valdobbiadene è una splendida realtà che tra i vari impegni segue anche il settore giovanile. Come si avvicinano i più giovani al podismo e cosa serve per ampliare la loro passione?
P.C.: Per portare i ragazzi al campo ci vuole una radicale entrata nella scuola primaria dove purtroppo manca lo sport. Valdobbiadene(ma tutte le società che operano con i giovani) entra nelle scuole con i propri tecnici ad insegnare le basi per lo sport ed a far capire che lo sport è salute. Dopo il primo passo, i giovani arrivano al campo e qui i tecnici, in base all’età, adottano gli allenamenti opportuni oppure i giochi per i più piccoli senza mai forzature. Anche se i campioni a Valdobbiadene sono stati sfornati col contagocce, il risultato più bello che si raggiunge(dal mio punto di vista) è quello di contribuire a formare giovani pronti all’impegno, alla solidarietà, alla lealtà. Potrei portare centinaia di esempi di nostri giovani che, una volta diventati adulti, hanno sviluppato una bella famiglia, un lavoro, un impegno sociale grazie anche all’insegnamento ricevuto sul campo. Molti poi hanno anche ripreso a correre…
E’ un impegno di responsabilità ed anche economico: infatti trovo ammirazione per tutti i dirigenti provinciali che conosco da anni e che continuano a svolgere questo tipo di volontariato.

P: A quale gara è legato il tuo ricordo più bello?
P.C.: Al di là delle gare agonistiche per le quali mi sento portato e stimolato, ho sempre partecipato a corse che mi prospettassero percorsi/natura eccezionali per cui ho la fortuna di avere molti ricordi uno più bello dell’altro, senza prevaricazioni.

P: Hai corso gare in montagna, maratone, mezze maratone oltre al Passatore ed ai Grand Prix. IN quale contesto ti trovi maggiormente a tuo agio?
P.C.: Effettivamente le ho provate tutte dai 100 m. alla 100 Km. Ma nella corsa su strada e soprattutto negli splendidi centri storici, resto completamente in controllo del mio stato fisico e di ciò che mi circonda.

P: Sempre più spesso si sente accostare la parola doping all’atletica leggera. Secondo te cosa rende così vulnerabili gli atleti?
P.C.: In questo difficile ambito, vedo più colpevoli i “suggeritori” che non gli atleti stessi in quanto secondo me le prime cose da comprendere su di un atleta sono: capacità, volontà al sacrificio, limiti.. Ovviamente tutti da accettare.

P: Definisci correre in due parole….
P.C.: Anima libera.

P: L’Atl. Valdobbiadene è riuscita a vincere il titolo italiano di corsa in montagna sia nel 2011 che nel 2012 coronando l’impegno e la serietà che la contraddistingue. Quanta fatica occorre per arrivare ad un risultato simile?
P.C.: Valdobbiadene ha una tradizione sulla corsa in montagna che non si svilisce da assente al campionato italiano. Nel 2015, puntando sul Veneto: 2 titoli individuali, 4 vicecampioni,3 terzi posti, società 2^ nel Veneto, un convocato in azzurro. Per conquistare un titolo, oltre alla classica fortuna, si parte mesi prima contattando gli atleti perché il programma prevede l’obbligo di coprire molte fasce d’età, non basta portare i più forti. Determinanti sono anche i rincalzi che non portano punti attivi per la classifica, ma ne tolgono comunque alle altre società. Convincere gli atleti significa in alcuni casi progettare un week end per tutta la famiglia in luoghi appaganti.

P: Rimanendo in tema di campionato italiano di corsa in montagna, nel 2016 ci riproverete?
P.C.: Riprovarci, sempre. L’incognita semmai è la località di svolgimento: se troppo lontana, troppe categorie sono legate al lavoro e meno disponibili.

P: C’è qualche rimpianto lungo la tua carriera di atleta?
P.C.: Rimpianti: nessuno. Semmai, essendomi dedicato ai giovani già da quando correvo discretamente, rammarico per non aver disputato qualche gara in più. Ma rimpianti mai.

P: Cosa ti aspetti dal tuo futuro podistico?
P.C.: Suonati da un po’ i 60, esco di mattina , riesco a correre. Se non incontro una lepre, un airone,una poiana,un capriolo…..vedo il sole che sorge e questo mi basta.

P: Grazie Paolo la tua grande passione é trasudata in ognuna delle tue risposte. Sei un esempio da seguire e sono certo che i giovani che si avvicinano all'atletica  grazie a te avranno di sicuro un motivo in più per impegnarsi. Sei anche un esempio sotto il punto di vista della modestia, hai tempi davvero tosti ma ti comporti come se fossi sempre arrivato per ultimo e questo onora la tua persona. Grazie infinite di essere stato partecipe a questa intervista e ad aver arricchito il mio blog. Grazie davvero.

www.pasteo-runners.blogspot.com siti

PASTEO VI SALUTA E VI AUGURA GOOD RUN

Commenti

Anonimo ha detto…
Grande Paolo!! L'ho sempre visto nelle corse con la passione di un ragazzino.
Virginio Trentin
Unknown ha detto…
Grande Paolo e grande Virginio Trentin al commento. Complimenti. Manuel Camazzola

Post popolari in questo blog

Fino all'ultimo metro (biografia di Alberto Bressan Pasteo)

Vuoi scaricare gratuitamente la mia biografia "Fino all'ultimo metro"? Non c'è niente di più semplice perché ti basterà   CLICCARE QUI . Una volta aperto il link procedere con il download Grazie Alberto Bressan Pasteo

Che nessuno spezzi la catena

La luce era soffusa dentro la stanza mentre la medium invitava i presenti a sedersi. L'odore invadente dell'incenso era fortissimo quasi nauseabondo e si mescolava con il profumo di cera delle candele. Attorno al tavolo c'era Francesca, Riccardo, Michele, Davide, Manuela e Nicola. "Signori mi raccomando- urlò la medium- non spezzate la catena!". I presenti si sedettero e si presero per mano mentre la medium iniziava ad andare in trance. "Spirito del blog di Pasteo ci sei!??!!" urlò la medium mentre attorno tutto taceva. "Spirito del blog di Pasteo dacci un segno!". Nulla stava accadendo mentre i presenti iniziavano a dubitare della medium. Quest'ultima, evidentemente irritata, iniziò ad assumere espressioni piuttosto strane. Nel silenzio più assordante, con attorno persone attonite, la donna iniziò ad agitarsi:"sento una negatività, percepisco una persona ostile tra di voi che sta ostacolando il contatto!" La medium con uno sguard...

I "prigionieri"

Una delle affermazioni più comuni alla domanda “cosa ti regala la corsa” é: “la sensazione di libertà!” Oppure “la corsa libera la mente” o ancora “la corsa libera dallo stress”. Io aggiungerei pure che la corsa libera le endorfine che poi migliorano l'umore ma ce ne sarebbero molte altre che sancirebbero il legame tra corsa e libertà. Sembra un paradosso ma in certi casi, rari per fortuna, questa libertà si può trasformare in una vera e propria  prigionia e molto spesso porta all'allontanarsi dalla corsa e dallo sport in generale. A me  sono capitate delle situazioni dove ho potuto davvero vedere in prima persona alcuni casi  che voglio raccontare e per i quali userò nomi di fantasia. La “cella” del cronometro ad esempio! Nel 2008 al termine della Trevisomarathon  incontrai Lucio che era vistosamente nervoso! Era un mio compagno di squadra ed  eravamo fuori dallo stadio Tenni. Sapevo che aveva tentato un tempo molto impegnativo  realizzando un incredibile...