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Climber: intervista con...l' alpinista



La montagna...il profumo del pino mugo e del sottobosco che ti restano nelle narici anche quando sei tornato a casa. La sua grandezza...l' enorme espressione con cui la natura ci ha voluto dire:"siete granelli di sabbia!". E mi immagino di riuscire a scalarla...di arrivare in cima;di dominarla guardando il panorama dall' alto e pensare che quel privilegio non è comune per tutti.Già...solo arrampicandosi tra le rocce si può arrivare a tanto. Scalare...salire sempre più su fino a dominare tutto! Sono queste sensazioni che mi hanno fatto venire voglia di fare un' intervista con una persona che a queste situazioni c' è abituato:un alpinista.

Pasteo: Ciao Cristian e benvenuto su Running...

Cristian: Ciao Pasteo mi chiamo Cristian Balducci, sono nato nel 1978, vivo in Garfagnana una località delle Alpi Apuane in Toscana. Ho iniziato a frequentare la montagna fin da piccolo, sci escursioni e speleologia sono stati gli inizi, poi sono approdato all'alpinismo e a 28 anni ho fatto della mia passione la mia professione diventando Guida Alpina. Sono sposato e ho due bambine Nicole la grande (4 anni) e Nives l'ultima arrivata (pochi mesi). Insieme a mia moglie Stefania nei mesi estivi gestiamo un rifugio sulle Apuane il rifugio Orto di Donna che per i tre mesi estivi diventa la mia base per le attività sia professionali che di piacere. La maggior parte delle mie salite le faccio qui sulle montagne di casa con i clienti e una discreta quantità in giro per le Alpi. Vivo la montagna a 360 gradi adoro le attività invernali sci-alpinismo freeride e ghiaccio, e l'estate scalo su roccia.

P: Quali sono le motivazioni che hai avuto per decidere di avventurarti in questo sport?

C: Sono nato e cresciuto in un paesino di montagna quindi le mie belle escursioni nei miei monti le ho fatte fin da piccolo ma la passione è arrivata intorno ai 14 anni con la speleologia e successivamente intorno ai 18 mi sono innamorato dell'Alpinismo vero e proprio.

P: A quanti anni hai iniziato e qual' è stata la prima vetta che hai scalato?

C: Ho iniziato a 14 anni come speleo ma come Alpinista intorno ai 18 anni. Le prime vette quelle intorno a casa la Alpi Apuane.

P: Descrivi la preparazione psico/fisica che si deve avere.

C: Mi alleno regolarmente correndo o andando in bici, per avere una buona base aerobica, e per ogni attività eseguo degli allenamenti mirati, ma sopra tutto facendo molta attività.

P: Sicuramente in questa disciplina la sicurezza é tra le cose più importanti.Vuoi descrivere l' attrezzatura che serve per non trovarsi in brutte circostanze?

C: Dare un elenco dell'attrezzatura è molto difficile perché ogni disciplina ha il suo materiale, sicuramente quello che secondo me è indispensabile è l'attrezzatura mentale, la preparazione fisica e una buona dose di consapevolezza dei propri limiti, legati da molta esperienza di montagna

P: Racconta l' arrampicata che ti ha emozionato di più...e quella in cui ti sei trovato in situazioni veramente preoccupanti?

C: Tutte hanno per me un grande valore emozionale, forse quella che ha segnato per me una svolta è stata la mia prima salita con un cliente, non tanto per la difficoltà tecnica ma per la responsabilità che da quel giorno in avanti avrei avuto nei confronti di chi si affidava a me per vivere le sue emozioni.Quelle più preoccupanti sicuramente quelle fatte durante i corsi guida, sai cercano sempre di portarti verso i tuoi limiti in ambienti difficili e spesso un po' di preoccupazione ti viene.

P: Quali sono i pensieri che si ha nella testa quando si é arrivati in cima ad un monte?

C: Gioia appagamento delle fatiche fatte, libertà, orgoglio, mica male no!

P: E' più difficile salire su una vetta o scendere?

C: Nella maggior parte dei casi alla salita, ci si prepara studiando le relazioni, le foto...ma difficilmente qualcuno studia altrettanto bene la discesa. Io credo che questo sia un errore perché la maggior parte degli incidenti avviene in discesa, spesso si arriva in cima tardi e quindi si scende al buio e sempre si è stanchi per la salita fatta la tensione cala e fare uno sbaglio diventa facile.

P: Perché alcuni tuoi colleghi passano dal climber al freeclimber...per trovare nuove emozioni o per incoscienza?

C: Se per freeclimber si intende l'arrampicata senza nessuna protezione o sicurezza credo che il motivo sia su un livello mentale e molto personale, difficile da spiegare e da comprendere. Probabilmente per ognuno è diverso, sicuramente alla base non c'è l'incoscienza.

P: Nei giornali si legge spesso "MONTAGNA ASSASSINA" quando succedono delle tragedie.Secondo te la montagna é davvero "assassina"?

C: No nel modo più categorico, e lo dice una persona che ha vissuto sulla propria pelle una perdita in montagna. La montagna è una cosa “inanimata” non ha intenzioni da killer, siamo noi con i nostri errori, e soprattutto con la mancanza di adeguata preparazione a causare gli incidenti in montagna. Io credo che sia giusto dire che gli incidenti in montagna assomigliano di più a suicidi che omicidi.

P: Vuoi dare qualche consiglio a chi vuole avvicinarsi al climber?

C: Si...fatelo perché quello che potrete vedere o provare non ha eguali.

P: Gli esperti dicono che il cambiamento climatico che é in atto nel tempo può far sbriciolare le rocce delle montagne. Questo fatto grave può rendere ancora più pericoloso arrampicarsi. Tu cosa ne pensi?

C: Ci sono sicuramente delle variazioni climatiche importanti, molti itinerari che un tempo si percorrevano in luglio agosto ora si possono fare soltanto in inverno o addirittura non sono più percorribili, ma comunque rimane talmente tanto da fare!

P: Io sono veneto ed abito ai piedi delle prealpi...hai mai scalato qualche montagna da queste parti?

C: Si capito spesso in Veneto soprattutto perché ho molti amici e colleghi e con loro ho fatto diverse cosette: dalle scalate su roccia a delle bellissime cascate di ghiaccio che dalle mie parti scarseggiano un po'.

P: Negli ultimi anni si é sentito parlare sempre più spesso di scalatori che abbandonano le montagne per salire sui grattacieli. Qual' è il tuo parere a riguardo?

C: Sicuramente l'impatto mediatico è superiore e molti climber ne hanno approfittato per farsi pubblicità e trovare sponsor, ma oltre a questo le due cose non hanno molti legami.

P: Hai un sogno nel cassetto riguardo il climber?

C: Troppi: dalle grandi Pareti Patagoniche, alle montagne dell'Himalaia. Il bello che ogni giorno mi sveglio con un nuovo sogno, questa forse è la benzina che serve per andare avanti.

P: Concludo chiedendoti quale sarà la prossima vetta che sfiderai?

C: Non ho un progetto definito in questo momento sono attratto da alcune cime qui sulle Alpi ma un paio di idee le ho anche per l'estero. Vedremo, famiglia permettendo, quale si realizzerà prima.

P: Grazie Cristian della tua disponibilità é stata un' intervista molto interessante e coinvolgente. Dalle tue risposte si capisce in modo evidentissimo che la montagna é la tua casa, il tuo abitat e che nutri per essa grande rispetto e questo ti fa onore.


I link di Cristian

www.rifugialpiapuane.it
www.prorock.it
www.criba-mountain.com

Anche in questa occasione si é parlato di uno sport splendido e di uno sportivo serio con un' intervista secondo me molto interessante. Pasteo vi saluta e vi rimanda alla prossima "Intervista col..."

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