Hai presente gli anni '70/'80? Se li hai presenti ricorderai sicuramente quante persone a quei tempi facevano uso di eroina 💉. Una piaga davvero di grandi dimensioni, talmente estesa che i decessi per overdose erano all'ordine del giorno. Chi ha avuto esperienze di parenti o conoscenti sa perfettamente che i vari fattori che rendevano molto difficile la disintossicazione non erano soltanto legati ad una sostanza che di per sé dava dipendenza e assuefazione ma gli stessi consumatori tendevano a cercare di non fare uscire dal giro chi cercava di smettere. La stessa situazione si riesce a trovare in diverse altre situazioni simili come ad esempio il fumo di sigaretta 🚬 ! Se chiedi a una persona che ha smesso di fumare molto facilmente ti dirà che appena ha iniziato a provare a smettere i fumatori che conosceva hanno subito cercato di offrirgli una sigaretta. È un dato di fatto perché se tu provi a fare qualcosa che io non riesco a fare o che mi spaventa mi fai sentire inferiore. È psicologica pura! Anche con l'alcool 🍷 è così con persone sul filo della dipendenza che disperatamente si attaccano alla vita e che non trovano l'assist dai "compagni di bisboccia" ma al contrario ricevono lo sgambetto con frasi tipo "non sei più lo stesso", "tanto non ci riesci" oppure il classico "il lupo perde il pelo ma non il vizio". Probabilmente adesso ti starai chiedendo:"e questo cosa centra con lo sport e con il running?". Non preoccuparti che adesso ci arriviamo 😂. La liesion con gli esempi sopracitati si racchiude nel fare una scelta. Non una scelta qualsiasi ma una scelta diversa dal normale, fuori dagli schemi, lontana dalla "moda della corsa" oppure semplicemente dettata da situazioni personali che non devono per forza essere spiegate. Io sto vivendo questo ultimo anno di "corsa impegnata" fatta di grandi sacrifici (GRANDI), di allenamenti svolti in serate in cui non c'è tantissima voglia e nonostante tutto si dà il massimo. Un ultimo anno sfidando i propri tempi cronometrici con uscite di rigenerazione, ripetute e fartlek o di progressivi per poi proseguire in questo fantastico viaggio iniziato oltre 26 anni fa e che adesso mi sta per proiettare verso la corsa vissuta esclusivamente per passione, benessere, controllo del peso e per divertimento. Quest'ultimo è importante ripeterlo: per divertimento! E invece di ricevere messaggi o commenti che ragionano su una scelta personale dove al massimo si dovrebbe chiedere "perché?" mi ritrovo sempre più spesso con le classiche manfrine tipo "non bisogna mollare", "sei ancora giovane puoi continuare per altri 10 anni" oppure la più classica "uno come te non deve smettere". Nessun "perché?". Nessuna domanda tipo "come mai hai fatto questa scelta?". No! Dal 99% le solite menate. Ho deciso di vivere quest'ultimo anno di corsa impegnata perché negli ultimi mesi mi sono reso conto di soffrire una stanchezza molto marcata post allenamento o post gara. Ho sempre detto che avrei sempre dato il massimo fino a quando le sensazioni fossero positive e che lo sport che pratico non venisse vissuto come una agonia. Adesso finito un progressivo sento nervosismo e irritazione. Finita una mezza maratona corsa al massimo possibile sono stravolto e per diverse ore devo stare sul divano. Il recupero si è allungato e la fatica percepita è davvero tanta. Da qui la scelta di non allenarmi più ma di correre semplicemente come viene. Questo è stato interpretato da qualcuno come se volessi smettere e la cosa è davvero incredibile. Cioè o corri alla morte oppure fare un passo indietro, correre con meno aspettative e vivere lo sport con serenità non và bene. Allora perché ci stupiamo se i tossici si tirano dentro la fossa l'uno con l'altro? Perché ci stupiamo se gli alcolizzati deridono un'ex alcoolista se ordina una aranciata al bar! Perché ci stupiamo se appena una persona dice di voler smettere con il tabagismo trova subito un fumatore che gli porge davanti un pacchetto di sigarette per offrirne una! La vita è fatta di scelte e le scelte personali vanno sicuramente sempre rispettate o al limite discusse con l'interessato se si ha la confidenza per farlo. La vita ha dei momenti per andare al massimo, andare meglio possibile oppure anche più piano che si può perché l'importante è essere felici! Gianna Nannini nel 1988 cantava "preservatevi una vita ok" (Revolution) e in questa frase c'è dentro tutto il senso delle mie scelte podistiche.

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