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Camignada poi sié refuge 2017



Correre la Camignada é sempre una serie infinita di emozioni! Anche quando si parte con un piede dolorante e con una preparazione non delle migliori ma la bellezza delle Dolomiti aiuta a superare ogni problema. E così ancora una volta eccomi al lago di Misurina sotto il gonfiabile dello start di una delle gare più belle e particolari del panorama sky del nord est. Poco prima del via ho potuto salutare tantissimi atleti che non vedevo da un po' dato che negli utlimi mesi avevo preso la decisione di partecipare a poche gare concentrando gli allenamenti tra il monte Grappa e le Prealpi Trevigiane. Ritrovo anche capitan Nardi col quale non correvo dal 12 maggio in quell' ormai famoso Viaggio Podistico che tante soddisfazioni ci ha regalato. Ore 8 e lo speacker da l'inizio delle danze in una cornice da cartolina. Il dolore al piede destro si ripresenta al 3° metro di gara e così la speranza era che almeno non si aggravasse altrimenti il ritiro non sarebbe stato poi così remoto. Seguendo Nicola ho affrontato la salita su asfalto che portava al lago di Antorno e successivamente il sentiero verso il rif. Auronzo. Riconosco in questo tratto una variazione dal percorso che conoscevo e devo dire che non mi é per nulla dispiaciuto. Passaggio al rif. Auronzo e mi sento salutare da Marta Dal Prà che mi chiedeva notizie su Nicola che era transitato 30 " prima di me. L'ho salutata mentre davanti avevo il falso piano che portava al rif. Lavaredo. Le gambe andavano tutto sommato bene mentre il piede era stabile con un dolore abbastanza sopportabile. Passato il Lavaredo eccomi sulla salita verso le Tre cime di Lavaredo comperte però dalle nuvole basse...peccato! Per guardarle avrei potuto anche cadere e non sarebbe nemmeno stata la prima volta. Raggiunto il 3° rifugio in programma, il Locatelli, eccomi sulla dicesa verso Pian di Cengia che però avrebbe riservato ancora una breve ma intensa salita con una pendenza decisamente impegnativa. Testa bassa, denti stretti ed eccomi a poche centinaia di metri dal rif. Piani di Cengia mentre da qui per me sarebbe stato tutto nuovo dato che alla mia ultima participazione si passavano ancora tutti i 6 rifugi ma la grande frana sopra la Valgiralba é ancora in movimento e non é ancora possible passarci. Ristoro, acqua fresca e giù verso valle! Infatti dal 4° rifugio le salite erano in pratica finite o per lo meno quelle che restavano erano di poca rilevanza. Il primo tratto é stato molto fuorviante! Dopo un breve sentiero a zig zag ecco uno sterrato corribile e veloce che però é durato solo qualche centinaia di metri dopo di ché  tutto é diventato piuttosto tecnico. La mancanza di grossi dislivelli mi ha fatto rallenatare soprattutto in questo tratto dove la stanchezza associata ai quadricipiti infuocati poteva sfociare in una bella caduta. Concentrazione al massimo in una serie di cambi di fondo continui. Infondo infondo questa variazione non aveva niente da invidiare alla discesa dopo il rif. Carducci del vecchio percorso. Finita la parte tecnica della discesa ecco che mi trovo con Domenico Grasso con il quale ho iniziato ad affrontare il tratto di asfalto che da una parte poteva risultare noioso ma dall'altro ha iniziato a dare un pò di brio al ritmo che per qualche km si é messo sui 4'15''/km ma era solo grazie alla pendenza, buona per far girare le gambe e prepararle agli utlimi 10 km sulla pista ciclabile. Dopo il ristoro di Casera Bambassei infatti ci é bastato superare il sottopasso ed eccoci sulla ciclabile del "dolore". Ho scritto dolore per ironia dato che tutti hanno sofferto questo tratto perché  c'era davvero da patire. Con Domenico ho avuto modo di sopportare con meno difficoltà questi ultimi chilometri di gara e tutto sommato il nostro passo restava abbastanza buono. E' stato quando la ciclabile ha abbandonato gli alberi ed ha iniziato ad essere totalmente esposta al sole che la difficoltà é diventata decisamente più marcata. A 4 chilometri dall'arrivo infatti il ritmo é sceso inesorabilmente ma ormai eravamo quasi arrivati. Il passaggio al rif. Ribotta con la doccia che tutti aspettano ci ha rinfrescati proiettandoci verso Auronzo. Ultime centinaia di metri piuttosto faticosi ma eccoci davanti al palazzetto del ghiaccio, la voce dello speaker scandita dagli altoparlanti e il traguardo dopo 33.5 km 1230 D+ e 2120 D-. Domenico sperava di chiudere in 3:30:00 e infondo c'é arrivato ben vicino dato che abbiamo chiuso in 3:38:38 in classifica attorno al 70° posto che su 1400 partecipanti non é poi male. Alla fine i temporali previsti hanno risparmiato la gara creando problemi solo dopo la 6^ ora di gara. Adesso le gambe sono un pò doloranti mentre il piede destro sembrerebbe stabile nella speranza che possa risolversi completamente. Tra tre settimane infatti vorrei correre il Giro delle mura a Feltre.

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